{"id":5186,"date":"2026-10-31T10:42:57","date_gmt":"2026-10-31T09:42:57","guid":{"rendered":"https:\/\/corporatecommunity.it\/?p=5186"},"modified":"2026-10-31T10:42:57","modified_gmt":"2026-10-31T09:42:57","slug":"dalla-bocconi-a-manhattan-alessandro-biggi-e-avo-il-food-business-italiano-a-new-york","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/corporatecommunity.it\/en\/dalla-bocconi-a-manhattan-alessandro-biggi-e-avo-il-food-business-italiano-a-new-york\/","title":{"rendered":"Dalla Bocconi a Manhattan: Alessandro Biggi e Avo, il food business italiano a New York"},"content":{"rendered":"<p>A New York incontro Alessandro Biggi in uno store di Avo, la catena specializzata in bowl, smoothie e piatti a base di avocado che oggi conta cinque location: quattro a Manhattan e una a Brooklyn. La sua \u00e8 la storia di un imprenditore italiano che ha scelto di misurarsi con uno dei mercati pi\u00f9 competitivi al mondo, costruendo un&#8217;attivit\u00e0 nel settore della ristorazione healthy senza puntare sui soliti stereotipi del Made in Italy.<\/p>\n<p>Niente pizza o pasta come punto di partenza. La scommessa di Avo \u00e8 un&#8217;altra: individuare un&#8217;esigenza concreta dei consumatori americani e trasformarla in un modello di business capace di crescere.<\/p>\n<h2>Da Modena alla Bocconi, fino alla Silicon Valley delle startup<\/h2>\n<p>Modenese di origine, Alessandro Biggi studia alla Bocconi di Milano e completa la propria formazione con un master a Barcellona. Il suo percorso professionale comincia nella finanza, prosegue nella consulenza a Milano e approda poi nel mondo delle startup, dove lancia una propria societ\u00e0 che, dopo qualche tempo, vende.<\/p>\n<p>La tappa successiva \u00e8 H-Farm, l&#8217;ecosistema italiano dedicato all&#8217;innovazione e all&#8217;imprenditoria, che lo porta a Seattle per guidare una societ\u00e0 del gruppo. Negli Stati Uniti Alessandro trascorre diversi anni, maturando un&#8217;esperienza diretta del mercato americano, delle sue opportunit\u00e0 e delle sue regole.<\/p>\n<p>\u00c8 qui che prende forma il passaggio successivo: trasferirsi a New York per costruire una nuova impresa nel settore food. Al suo fianco ci sono Francesco Brachetti, compagno di studi alla Bocconi, e lo chef Alberto Gramigni. Insieme fondano Avo, con l&#8217;obiettivo di portare sul mercato un&#8217;offerta semplice da capire, riconoscibile e adatta alle abitudini di consumo americane.<\/p>\n<h2>Aprire un&#8217;attivit\u00e0 a New York: gli errori iniziali e la lezione del mercato<\/h2>\n<p>Fare impresa a New York \u00e8 pi\u00f9 difficile di quanto sembri. Alessandro lo riconosce senza cercare scorciatoie narrative: all&#8217;inizio lui e i soci sottovalutano la complessit\u00e0 del mercato, i costi di apertura e il peso della scelta della location. A Manhattan, in particolare, gli affitti possono incidere profondamente sulla sostenibilit\u00e0 economica di un&#8217;attivit\u00e0.<\/p>\n<p>La risposta \u00e8 partire in piccolo.<\/p>\n<p>Nel 2017 i fondatori rilevano uno spazio di circa 500 piedi quadrati, poco pi\u00f9 di 46 metri quadrati, all&#8217;interno della Industry City Food Hall di Brooklyn. Il locale non ha tavoli n\u00e9 posti a sedere: \u00e8 pensato per l&#8217;asporto, con un modello operativo essenziale e una struttura iniziale contenuta. Il brand si chiama Avocaderia, un nome che richiama ironicamente il mondo della pizzeria.<\/p>\n<p>La scelta si rivela tempestiva. L&#8217;avocado sta conquistando una crescente attenzione negli Stati Uniti e il progetto intercetta una tendenza alimentare nel momento giusto. L&#8217;apertura attira i media, si formano code davanti al locale e Avo guadagna rapidamente visibilit\u00e0.<\/p>\n<p>Poco dopo arriva anche la partecipazione a <em>Shark Tank<\/em>, il programma televisivo americano dedicato alle startup, dove Alessandro presenta il progetto e ottiene un investimento da Mark Cuban e Barbara Corcoran.<\/p>\n<p>Ma la lezione pi\u00f9 importante non \u00e8 soltanto aver intercettato un trend. \u00c8 aver capito come trasformare l&#8217;attenzione iniziale in un&#8217;attivit\u00e0 capace di reggere nel tempo.<\/p>\n<h2>Il posizionamento di Avo: cibo sano che sazia davvero<\/h2>\n<p>Quale problema risolve Avo nel mercato americano? La risposta di Alessandro parte da un&#8217;osservazione concreta sulle abitudini alimentari negli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Da un lato c&#8217;\u00e8 il fast food tradizionale, accessibile e saziante, ma spesso associato a un&#8217;alimentazione poco equilibrata. Dall&#8217;altro c&#8217;\u00e8 una parte dell&#8217;offerta healthy che punta sulla leggerezza, ma che non sempre viene percepita come un pasto completo.<\/p>\n<p>Avo si posiziona in mezzo: <strong>cibo sano, pratico e sufficientemente sostanzioso da diventare un vero pranzo o una cena<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 una proposta semplice, ma commercialmente rilevante. Il cliente non deve scegliere tra mangiare in fretta e mangiare bene: pu\u00f2 trovare entrambe le cose nello stesso prodotto.<\/p>\n<p>Questo posizionamento aiuta a costruire una clientela ricorrente, un elemento decisivo per qualsiasi attivit\u00e0 di ristorazione. Un trend pu\u00f2 portare curiosit\u00e0 e nuovi clienti; \u00e8 la capacit\u00e0 di soddisfare un bisogno reale a convincerli a tornare.<\/p>\n<p>Nel tempo, inoltre, l&#8217;offerta si \u00e8 ampliata oltre il solo avocado. Il prodotto resta parte dell&#8217;identit\u00e0 del brand, ma il valore di Avo risiede soprattutto nella combinazione di praticit\u00e0, gusto e attenzione alla qualit\u00e0 dell&#8217;alimentazione.<\/p>\n<h2>Da Brooklyn a Manhattan: come si costruisce un food business scalabile<\/h2>\n<p>Dopo il debutto a Brooklyn, Avo porta il proprio modello nel cuore di New York. Nel 2023 apre il flagship store al 245 di Fifth Avenue, nel quartiere di NoMad, tra il Flatiron Building e l&#8217;Empire State Building.<\/p>\n<p>\u00c8 un passaggio significativo: dalla prima location essenziale a un indirizzo centrale, in un mercato dove visibilit\u00e0, flussi di persone e costi immobiliari rendono ogni scelta strategica.<\/p>\n<p>Oggi Avo conta cinque locali tra Manhattan e Brooklyn. La crescita, per\u00f2, non riguarda soltanto il numero delle aperture. Riguarda anche la capacit\u00e0 di costruire un&#8217;organizzazione che funzioni senza richiedere la presenza costante del fondatore in ogni punto vendita.<\/p>\n<p>Ogni store ha un proprio manager e la gestione si basa su processi operativi sempre pi\u00f9 strutturati. \u00c8 una condizione fondamentale per passare da un&#8217;attivit\u00e0 imprenditoriale legata direttamente ai suoi fondatori a un modello replicabile.<\/p>\n<p>In questo percorso comincia a entrare anche l&#8217;intelligenza artificiale, con possibili applicazioni nei processi operativi. La tecnologia rappresenta una leva per migliorare l&#8217;efficienza, ma non sostituisce il lavoro necessario per costruire una squadra affidabile.<\/p>\n<h2>Tecnologia s\u00ec, ma il vero vantaggio competitivo resta il team<\/h2>\n<p>Guardando al futuro, Alessandro individua due priorit\u00e0: investire maggiormente nella tecnologia e costruire un team solido, capace di ridurre il ricambio del personale nei singoli store.<\/p>\n<p>Il primo obiettivo riguarda l&#8217;efficienza: rendere i processi pi\u00f9 semplici, organizzati e sostenibili man mano che l&#8217;azienda cresce. Il secondo riguarda le persone, che restano centrali anche in un settore sempre pi\u00f9 influenzato dall&#8217;automazione e dagli strumenti digitali.<\/p>\n<p>La stabilit\u00e0 del personale non \u00e8 soltanto una questione di gestione delle risorse umane. In un&#8217;attivit\u00e0 di ristorazione, esperienza, continuit\u00e0 operativa e qualit\u00e0 del servizio incidono direttamente sulla relazione con il cliente e sulla capacit\u00e0 di mantenere standard omogenei tra diverse location.<\/p>\n<p>Per questo, mentre Avo si prepara a una nuova apertura a Manhattan, la sfida non \u00e8 soltanto crescere. \u00c8 farlo senza perdere il controllo del modello operativo e della qualit\u00e0 dell&#8217;esperienza offerta.<\/p>\n<h2>Alessandro Biggi e Avo: cosa insegna fare impresa negli Stati Uniti<\/h2>\n<p>Dopo quasi dieci anni di esperienza americana, la storia di Alessandro Biggi offre uno spaccato concreto dell&#8217;imprenditoria italiana a New York. Non c&#8217;\u00e8 soltanto l&#8217;ambizione di entrare in un mercato internazionale, ma il lavoro quotidiano necessario per affrontarne costi, complessit\u00e0 e concorrenza.<\/p>\n<p>A colpire \u00e8 soprattutto l&#8217;approccio. Alessandro parla poco di sogni imprenditoriali e molto di scelte, investimenti, organizzazione e problemi da risolvere. Il suo percorso tra Europa e Stati Uniti gli ha permesso di sviluppare una prospettiva internazionale, ma \u00e8 la capacit\u00e0 di tradurre questa esperienza in un&#8217;attivit\u00e0 operativa a fare la differenza.<\/p>\n<p>Avo dimostra che per costruire un&#8217;impresa food negli Stati Uniti non \u00e8 necessario replicare i modelli pi\u00f9 riconoscibili della ristorazione italiana. Si pu\u00f2 partire dall&#8217;Italia, leggere le esigenze del consumatore americano e costruire un brand intorno a un prodotto diverso, purch\u00e9 esista una proposta di valore chiara e un modello economico sostenibile.<\/p>\n<p><strong>La lezione, per chi guarda al mercato americano dall&#8217;Italia, \u00e8 semplice: un&#8217;intuizione pu\u00f2 aprire la porta, ma sono il posizionamento, l&#8217;esecuzione e la capacit\u00e0 di organizzare il business a determinare quanto lontano si pu\u00f2 arrivare.<\/strong><\/p>\n\n    <div class=\"xs_social_share_widget xs_share_url after_content \t\tmain_content  wslu-style-1 wslu-share-box-shaped wslu-fill-colored wslu-none wslu-share-horizontal wslu-theme-font-no wslu-main_content\">\n\n\t\t\n        <ul>\n\t\t\t        <\/ul>\n    <\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A New York incontro Alessandro Biggi in uno store di Avo, la catena specializzata in bowl, smoothie e piatti a base di avocado che oggi conta cinque location: quattro a Manhattan e una a Brooklyn. 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