fbpx

Regran accelera sull’agrivoltaico: «Con Serra Archimede uniamo energia, agricoltura e innovazione»

 Regran accelera sull’agrivoltaico: «Con Serra Archimede uniamo energia, agricoltura e innovazione»

Dall’intelligenza artificiale applicata alla gestione degli impianti fotovoltaici all’agrivoltaico, passando per nuovi modelli di finanza innovativa e crowdfunding. È una strategia che punta a integrare tecnologia, produzione di energia e sviluppo di nuovi strumenti per attrarre capitali verso la transizione energetica. In questo percorso, Regran sta accelerando anche sul fronte dell’agrivoltaico. «Siamo lanciati – spiega Marco Anfuso, CEO della società – e stiamo realizzando tanti impianti anche attraverso Ecofund. L’obiettivo è arrivare a circa 17 MW entro un anno». Un percorso che trova uno dei suoi progetti più significativi in Serra Archimede, una soluzione sviluppata da Regran che punta a far dialogare produzione agricola ed energia rinnovabile all’interno di un unico modello. Un progetto che sta ottenendo anche importanti riconoscimenti internazionali: Serra Archimede è stata infatti selezionata da Innovit, l’Italian Innovation and Culture Hub di San Francisco promosso dal Ministero degli Affari Esteri, tra le tecnologie italiane più innovative da valorizzare sui mercati esteri, confermando il potenziale della soluzione non solo come prodotto industriale, ma come modello esportabile a livello globale.

Anfuso, l’agrivoltaico sembra essere uno dei settori sui quali Regran sta investendo maggiormente.

«Sì, stiamo realizzando diversi impianti e, attraverso il lavoro che stiamo portando avanti anche con Ecofund, contiamo di arrivare a circa 17 megawatt entro un anno. Per noi l’agrivoltaico rappresenta una delle evoluzioni più interessanti del settore delle rinnovabili, perché permette di affrontare contemporaneamente due esigenze strategiche: da una parte la produzione di energia pulita, dall’altra la necessità di mantenere e sviluppare la produzione agricola. La nostra idea è che questi due mondi non debbano essere necessariamente in competizione. Al contrario, se progettati correttamente, possono integrarsi e generare un valore maggiore».

Uno dei progetti che meglio rappresenta questa filosofia è Serra Archimede. Che cos’è esattamente?

«Serra Archimede nasce proprio da questa visione. È un progetto che mette insieme agricoltura ed energia rinnovabile attraverso una struttura progettata per ottimizzare la diffusione della luce e, contemporaneamente, produrre l’energia necessaria al funzionamento della serra. Il concetto è molto importante: non si tratta semplicemente di installare pannelli fotovoltaici vicino a un’attività agricola. L’obiettivo è progettare un sistema integrato nel quale la struttura stessa contribuisca a creare le condizioni per una produzione agricola sostenibile e, nello stesso tempo, generi energia. La geometria e i materiali della struttura sono studiati per gestire in maniera efficiente la luce, favorendo la crescita delle colture anche in condizioni climatiche difficili. L’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico può essere utilizzata per rendere la serra energeticamente autosufficiente».

Qual è, quindi, l’elemento distintivo rispetto a una serra tradizionale?

«La differenza sta nell’integrazione. Serra Archimede®️ nasce per affrontare contemporaneamente il problema della produzione agricola e quello dell’approvvigionamento energetico. Secondo i dati del progetto, attraverso 1 MWp di energia elettrica autoprodotta dalla serra è possibile arrivare a una produzione di circa 120 tonnellate annue di pomodoro per esempio, all’interno di un sistema progettato per ridurre al minimo l’impatto ambientale. È un modello che punta quindi a trasformare la serra in una vera infrastruttura energetica e produttiva. L’energia non è più soltanto un costo da sostenere, ma diventa parte integrante del processo produttivo».

Parliamo di un modello a basso impatto anche dal punto di vista del consumo di suolo?

«È uno degli aspetti sui quali abbiamo lavorato maggiormente. Serra Archimede è stata concepita senza ricorrere a opere murarie invasive. Questo significa che, in caso di dismissione, il terreno può essere riportato alle condizioni originarie. È un elemento importante perché oggi, quando si parla di energia rinnovabile e agricoltura, il tema del consumo del suolo è centrale. Il nostro obiettivo è dimostrare che si può produrre energia rinnovabile e, contemporaneamente, sostenere la produzione agricola attraverso una struttura reversibile e con un impatto ambientale contenuto. Si pensi a solo titolo di esempio che se si trasformassero le serre esistenti attualmente in Sicilia in Serre Archimede, si arriverebbe a generare il 75% dell’energia necessaria all’intera regione siciliana!».

In questo senso, Serra Archimede può essere considerata una risposta anche alle sfide della sicurezza alimentare?

«Sì. La sicurezza alimentare è una delle grandi questioni del nostro tempo e non può essere affrontata separatamente dalla crisi energetica e dai cambiamenti climatici. Il progetto nasce proprio dalla consapevolezza che l’agricoltura del futuro dovrà essere più efficiente, più tecnologica e meno dipendente da condizioni energetiche instabili. Una struttura come Serra Archimede può contribuire a creare un sistema nel quale la produzione agricola dispone della propria fonte di energia rinnovabile. Questo significa ridurre la dipendenza energetica e, allo stesso tempo, creare condizioni più controllabili per la coltivazione. È un approccio che guarda al futuro dell’agrifood in una prospettiva integrata».

Il progetto è già stato testato?

«Sì, il sistema ha già dimostrato la propria efficacia attraverso test agronomici condotti dal team di Regran con la collaborazione con l’Università di Catania che ha indicato il protocollo delle prove da fare sul PAR, che regola la fotosintesi clorofilliana. Abbiamo inoltre ultimato un impianto di 1 MWp su 11.300 mq nell’ambito del Bando PNRR Agrivoltico Sperimentale Innovativo e ne stiamo realizzando altri due delle stessa potenza sempre col bando PNRR. Per noi la ricerca è fondamentale. Una tecnologia innovativa deve essere continuamente verificata, migliorata e validata. È attraverso questo processo che possiamo trasformare un’idea in un modello industriale replicabile».

Serra Archimede guarda anche ai mercati internazionali?

«Certamente. Il progetto ha attirato l’attenzione anche al di fuori del nostro territorio. Sono state avviate attività e accordi per la distribuzione della tecnologia e stiamo guardando con interesse a mercati nei quali il rapporto tra disponibilità di acqua, produzione agricola ed energia rappresenta una sfida particolarmente importante. In questo senso, il Medio Oriente e ilmNord Africa sono sicuramente aree di grande interesse. Ma il modello può essere applicato in contesti diversi, proprio perché nasce per affrontare una questione globale: produrre cibo utilizzando energia pulita e riducendo l’impatto ambientale. La selezione da parte di Innovit rappresenta un ulteriore passo in questa direzione, perché apre un percorso di confronto con l’ecosistema dell’innovazione della Silicon Valley e conferma la capacità della tecnologia sviluppata da Regran di competere sui mercati internazionali. La nostra ambizione è portare questa tecnologia oltre i confini regionali e nazionali».

L’agrivoltaico rappresenta quindi un tassello di una strategia più ampia.

«Esatto. Noi non vediamo l’agrivoltaico come un settore isolato. Lo consideriamo parte di un ecosistema nel quale convivono energia, tecnologia, agricoltura e finanza. Da una parte sviluppiamo e realizziamo gli impianti. Dall’altra lavoriamo sulla gestione degli asset, sull’intelligenza artificiale e su nuovi strumenti finanziari che possano facilitare l’accesso agli investimenti e a migliorarne il rendimento.Con Ecofund stiamo lavorando proprio in questa direzione: creare un collegamento tra progetti concreti e capitali interessati a investire nella transizione energetica. Il concetto è semplice: se riusciamo a rendere ogni progetto energetico più trasparente, misurabile e tecnologicamente evoluto, possiamo anche renderlo più interessante per gli investitori».

E qui torna il tema dell’intelligenza artificiale.

«Sì. L’intelligenza artificiale sarà sempre più importante nella gestione degli impianti e degli asset energetici. Stiamo lavorando a una piattaforma che permetta di gestire ogni singolo impianto fotovoltaico attraverso sistemi avanzati di raccolta e analisi dei dati. L’obiettivo è monitorare le performance, individuare eventuali anomalie e migliorare la capacità di gestione dell’asset. La stessa logica può essere applicata ai progetti agrivoltaici».

Qual è, in definitiva, la vostra visione?

«Il nostro obiettivo è costruire un modello nel quale la transizione energetica non sia soltanto una necessità ambientale, ma diventi anche un’opportunità industriale, tecnologica e finanziaria. L’agrivoltaico, in questo senso, è una delle frontiere più interessanti. E noi siamo pronti a investire su questa direzione».

Dalla Sicilia alla Silicon Valley

Con l’obiettivo dichiarato di raggiungere circa 17 MW di impianti entro un anno, Regran sembra voler fare dell’agrivoltaico uno dei pilastri della propria crescita, affiancando allo sviluppo industriale una strategia che unisce energia rinnovabile, intelligenza artificiale, agrifood e finanza innovativa.

Il crescente interesse verso Serra Archimede è stato confermato anche dall’evento “Coltiviamo Energia”, organizzato a Ragusa per presentare l’evoluzione della tecnologia. L’iniziativa ha richiamato oltre 120 stakeholder provenienti anche dal Centro e dal Nord Italia, a testimonianza dell’attenzione che il modello sta suscitando nel mondo imprenditoriale.

La tecnologia ha inoltre ottenuto l’apprezzamento delle istituzioni regionali: i vertici della Regione Siciliana, impegnati nella definizione del nuovo disegno di legge sull’energia, hanno indicato il progetto come esempio di innovazione capace di coniugare sviluppo agricolo, produzione energetica e sostenibilità ambientale.

Dalla Sicilia alla Silicon Valley, Serra Archimede punta così a diventare un modello internazionale di agrivoltaico integrato, dimostrando come innovazione, ricerca e sostenibilità possano procedere nella stessa direzione.

Redazione Corporate Community

Articoli correlati

it_ITItalian