fbpx

Argentina, le opportunità per le imprese italiane: dove conviene entrare

 Argentina, le opportunità per le imprese italiane: dove conviene entrare

L’Argentina torna a essere un mercato interessante per le imprese italiane. Ma non per tutti i prodotti e non per tutte le aziende. L’applicazione provvisoria dell’accordo UE-Mercosur, la crescita dell’export italiano e i grandi investimenti approvati stanno modificando lo scenario. Per una PMI italiana, però, la domanda non è semplicemente se convenga entrare in Argentina, ma quale prodotto vendere, a chi e con quale margine. Adriel Augusto Chiessa, Managing Director Argentina e America Latina di AC Finance, analizza le opportunità per le imprese italiane, le filiere in crescita e le verifiche da fare prima di investire nel mercato argentino.

Argentina, perché il mercato torna interessante

Nel 2026 l’Argentina è tornata sul radar delle imprese italiane. Uno dei motivi principali è il nuovo quadro commerciale con l’Unione Europea. Dal 1° maggio 2026 l’accordo interinale UE-Mercosur è applicato in via provvisoria tra l’Unione Europea e Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Nel primo mese di applicazione, le esportazioni italiane verso il blocco sono cresciute del 21,2% su base annua. Il dato va però letto con cautela: si tratta di un solo mese e di un confronto con una base precedente all’accordo. L’export italiano g2 export mercosur complessivo, nello stesso periodo, è cresciuto del 3,4%. Il segnale è quindi positivo, ma non basta ancora per parlare di una tendenza consolidata. C’è poi un altro elemento importante. Nei primi sette mesi del 2026 l’Argentina ha registrato un avanzo commerciale di 16,08 miliardi di dollari, arrivando al trentaduesimo mese consecutivo in positivo. Il commercio estero argentino: cosa sta crescendo

Tra gennaio e luglio 2026 l’interscambio argentino è cresciuto del 10,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Ma il dato complessivo nasconde due dinamiche diverse:

  • export argentino: +22,9%
  • import argentino: -3,5%
  • in quantità, le importazioni sono diminuite del 9,5%.

Per un’impresa italiana che vuole esportare in Argentina, quindi, il numero più importante non è l’interscambio complessivo, ma quello relativo alle importazioni argentine. Il mercato non è semplicemente chiuso o aperto: sta cambiando composizione. Beni intermedi e veicoli sono in crescita, mentre i beni di capitale sono diminuiti del 7,3% e parti e accessori per beni di capitale del 20,7%. Per questo motivo, prima di parlare genericamente di «opportunità in Argentina», bisogna capire quale domanda esiste per il proprio prodotto.

Quali settori offrono opportunità in Argentina

Le opportunità più interessanti per le imprese italiane sembrano concentrarsi soprattutto nelle filiere industriali legate a energia, minerali critici e agroindustria. Nel primo semestre 2026 la produzione mineraria argentina è cresciuta dell’8,4%, mentre le costruzioni sono aumentate del 2,8%. A giugno, nell’industria manifatturiera, alimenti e bevande sono cresciuti del 6,2% e le industrie metalliche di base dell’11,8%. Anche le esportazioni di combustibili ed energia hanno registrato una forte crescita, trainate dal petrolio greggio. Non tutto, però, cresce. L’industria manifatturiera nel complesso è diminuita del 2,2%, le vendite dei supermercati del 2,8% in termini reali e la divisione macchinari e apparecchiature del 16,8% su base annua.

Energia, minerali e agroindustria: le filiere da monitorare

Per le PMI italiane, le opportunità più concrete possono essere cercate nelle catene di fornitura dei grandi progetti.

Tra i segmenti da monitorare:

  • automazione industriale;
  • trattamento delle acque;
  • movimentazione;
  • strumentazione;
  • packaging;
  • sistemi per la refrigerazione;
  • componentistica industriale;
  • tecnologie e servizi collegati agli impianti.

Il punto fondamentale è non fermarsi al «mega-progetto».

Un investimento diventa un’opportunità commerciale soltanto quando è possibile individuare chi compra, quale operatore realizza il progetto, quali standard tecnici sono richiesti, quando parte l’acquisto e chi prende la decisione finale.

Accordo UE-Mercosur: cosa cambia per le imprese italiane

L’accordo UE-Mercosur può modificare significativamente le condizioni di accesso al mercato argentino e agli altri Paesi del blocco. L’intesa prevede l’eliminazione progressiva dei dazi sul 91% delle linee tariffarie, ma gli effetti cambiano molto a seconda del prodotto. Per esempio, le auto elettriche e ibride passano dal 35% al 25%. Per le auto a combustione è previsto un regime transitorio specifico. I tessili partono da un dazio del 35%, mentre per macchinari e apparecchiature, una delle principali categorie dell’export italiano verso il Mercosur, il percorso di riduzione riguarda il 93% dell’export UE. Per le imprese italiane il vantaggio, quindi, non è necessariamente immediato. La riduzione iniziale dei dazi può essere limitata, ma il vero elemento strategico è il calendario pluriennale di progressiva apertura del mercato. Questo significa che entrare prima può permettere di costruire relazioni commerciali, referenze e omologazioni prima che aumenti la concorrenza. Secondo una stima dell’Agenzia ICE, l’accordo potrebbe generare entro il 2036 un impatto aggiuntivo di 3,5 miliardi di dollari sull’export italiano, soprattutto nei comparti dei macchinari, dei metalli e dell’automotive. Si tratta di una proiezione e non di un dato acquisito.

Non solo dazi: le opportunità meno visibili del Mercosur

Per una PMI italiana, l’accordo UE-Mercosur non riguarda soltanto la riduzione dei dazi. Un elemento particolarmente rilevante è la protezione di 344 indicazioni geografiche europee, di cui 57 italiane. Ci sono inoltre il riconoscimento di alcuni risultati di valutazione di conformità europei e la possibilità per le imprese UE di accedere agli appalti pubblici argentini a livello federale. Sono aspetti meno visibili rispetto alla riduzione tariffaria, ma possono incidere concretamente sui costi e sui tempi di ingresso nel mercato.

RIGI Argentina: cosa devono sapere le imprese italiane

Un altro elemento da valutare è il RIGI, il regime argentino di incentivo ai grandi investimenti introdotto dalla legge 27.742 del 2024.

Per determinati progetti e soggetti aderenti sono previste agevolazioni, tra cui l’esenzione da alcuni dazi di importazione, dalla tassa di statistica e da specifici regimi di percezione anticipata.

Il punto fondamentale è che il beneficio riguarda l’importatore argentino, non automaticamente l’esportatore italiano.

Per una PMI italiana, tuttavia, questo può tradursi in un vantaggio competitivo se il cliente argentino riesce a ridurre il costo complessivo di importazione della macchina o della tecnologia acquistata.

All’11 agosto 2026 il pannello ufficiale del Ministero dell’Economia argentino indicava 21 progetti RIGI approvati, per circa 46,7 miliardi di dollari di investimenti e 95.158 posti di lavoro diretti e indiretti stimati. La maggior parte dei progetti approvati riguarda il settore minerario.

È importante distinguere i progetti approvati da quelli ancora in valutazione: non possono essere considerati allo stesso modo.

La stessa macchina può avere tre condizioni diverse

Per un’impresa italiana che vuole esportare macchinari in Argentina, il compratore può cambiare radicalmente l’economia dell’operazione.

1. Un progetto RIGI

Un progetto aderente al RIGI può beneficiare di condizioni doganali specifiche. Il vantaggio ricade sull’importatore argentino, ma può migliorare il prezzo finale della macchina italiana.

2. Un’impresa privata argentina

In caso di acquisto ordinario, si applicano le condizioni tariffarie previste per il prodotto, con riduzione progressiva dei dazi secondo il calendario dell’accordo UE-Mercosur.

La classificazione doganale, la regola di origine e la documentazione richiesta diventano quindi decisive.

3. Un’amministrazione pubblica

Dal 1° maggio 2026 le imprese dell’Unione Europea possono partecipare agli appalti pubblici argentini a livello federale.

Cambiano però soglie, requisiti, iscrizioni, referenze e tempi di vendita.

Argentina o Brasile? Dove conviene entrare in Sud America

L’Argentina non deve essere analizzata isolatamente.

Per un’impresa italiana che guarda al Sud America, il confronto può coinvolgere Argentina, Brasile, Cile, Perù e Colombia.

I regimi commerciali non sono uguali e anche le procedure doganali cambiano da Paese a Paese.

Anche la dimensione dei mercati è molto diversa.

L’interscambio tra Italia e Mercosur vale circa 14,6 miliardi di euro, con 7,5 miliardi di euro di export italiano nel 2025. Circa l’80% si concentra in Brasile.

Nel 2025 l’export manifatturiero italiano verso il Brasile ha raggiunto 5,7 miliardi di euro, mentre l’Argentina ha acquistato beni italiani per circa 1,2 miliardi.

La conclusione è semplice: non esiste un unico «mercato sudamericano».

Per alcune imprese il Brasile può essere il primo mercato da analizzare per dimensione e scala. Per altre, l’Argentina può offrire opportunità più specifiche e la possibilità di costruire una posizione in segmenti meno presidiati.

La scelta va fatta settore per settore.

Come esportare in Argentina: quattro verifiche per una PMI italiana

Prima di investire nel mercato argentino, un’impresa italiana dovrebbe partire da quattro elementi.

1. Prodotto

Non serve analizzare l’intero catalogo.

È più efficace scegliere tre o cinque prodotti e verificare per ciascuno:

  • codice doganale;
  • dazio;
  • regola di origine;
  • requisiti;
  • calendario di riduzione tariffaria.

Uno strumento utile è Access2Markets, il portale della Commissione Europea che permette di verificare le condizioni commerciali per singolo prodotto.

2. Compratore

Bisogna capire prima chi potrebbe acquistare.

Può essere un progetto RIGI, un’impresa privata, un ente pubblico o un distributore.

Il compratore determina il regime applicabile, il ciclo di vendita e il tipo di interlocutore da individuare.

3. Economics

Il prezzo franco fabbrica non è il prezzo con cui il prodotto entrerà realmente sul mercato.

Bisogna considerare:

prezzo franco fabbrica + trasporto + assicurazione + dazio + adempimenti + margine dell’importatore + margine del canale.

Solo alla fine si ottiene il prezzo con cui il prodotto italiano dovrà competere.

Un partner locale può facilitare l’accesso al mercato, ma non può risolvere un problema strutturale di marginalità.

4. Finanziamento

Anche gli strumenti finanziari possono incidere sulla strategia di ingresso.

SIMEST, società del gruppo CDP, dispone di una linea dedicata alla competitività delle imprese italiane in America centrale e meridionale. L’Argentina rientra tra i Paesi ammissibili.

Tre errori da evitare entrando nel mercato argentino

Ci sono almeno tre errori che una PMI dovrebbe evitare.

Il primo: cercare un distributore prima di aver capito quale cliente deve servire e quale margine può sostenere.

Il secondo: costruire il business plan sul prezzo franco fabbrica e scoprire soltanto dopo che logistica, dazi e canale hanno modificato completamente il prezzo finale.

Il terzo: iniziare a investire senza stabilire prima quali condizioni devono verificarsi perché l’azienda decida di fermarsi.

Il rischio è continuare a spendere semplicemente perché il progetto è già iniziato.

Argentina, conviene davvero investire?

La risposta non può essere un semplice sì o no.

L’Argentina oggi merita attenzione perché stanno emergendo opportunità concrete in alcune filiere e perché il quadro commerciale è più definito rispetto al passato.

Ma questo non significa che ogni impresa italiana debba entrare nel mercato argentino.

La domanda corretta è un’altra:

Quale prodotto posso vendere, a chi, a quali condizioni e con quale margine?

Sono queste le variabili che trasformano un mercato interessante in una vera opportunità commerciale.

«Il mercato migliore non esiste in astratto. Esiste quello in cui sai cosa vendere, a chi, a quali condizioni e con quale margine.»

La regola per decidere

PRODOTTO — Cosa ha senso vendere?

COMPRATORE — Chi firma davvero l’ordine?

ECONOMICS — Il margine resta positivo?

Se una di queste tre domande rimane senza risposta, la decisione di entrare nel mercato argentino non è ancora matura. L’Argentina, quindi, non è una scommessa da fare al buio. È un mercato da misurare, verificare e confrontare con le alternative regionali. Il vantaggio competitivo per una PMI italiana non è necessariamente arrivare per prima, ma arrivare con un prodotto preciso, un compratore identificato e un conto economico già verificato. Ed è proprio in questa fase — trasformare un mercato complesso in una decisione verificabile — che si gioca la vera opportunità.

 

Redazione Corporate Community

Articoli correlati

it_ITItalian