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Crisi d’impresa: “La lucidità è il primo passo per uscirne”. L’intervista all’avvocato Francesco Morittu

 Crisi d’impresa: “La lucidità è il primo passo per uscirne”. L’intervista all’avvocato Francesco Morittu

Le difficoltà economiche, l’aumento dell’indebitamento e la gestione della liquidità rappresentano oggi alcune delle principali sfide per le imprese italiane. Dalle PMI alle aziende di dimensioni maggiori, la crisi d’impresa può colpire realtà anche solide, soprattutto quando si verificano improvvisi cali di fatturato o una crescita troppo rapida non accompagnata da un adeguato equilibrio finanziario.

Ne abbiamo parlato con l’avvocato Francesco Morittu, professionista esperto in crisi d’impresa e ristrutturazione aziendale, che ci ha illustrato le criticità più frequenti riscontrate negli ultimi anni e i consigli per affrontare questi momenti con il giusto approccio.

Quali sono le principali difficoltà che riscontrate nelle imprese in crisi?

«Le situazioni che affrontiamo riguardano sempre più spesso imprese che presentano un problema di liquidità. In molti casi il business è sano e il mercato esiste, ma l’azienda non dispone delle risorse finanziarie necessarie per sostenere la propria attività o per continuare a investire.

Accanto all’aspetto economico, emerge un secondo elemento altrettanto importante: la difficoltà dell’imprenditore nel gestire con lucidità una situazione di crisi. Quando le difficoltà arrivano improvvisamente è naturale perdere serenità, ma proprio in questi momenti diventa fondamentale affidarsi a professionisti esterni che sappiano mantenere il necessario distacco e individuare le soluzioni più efficaci.»

Quanto pesa una crescita troppo veloce nella nascita della crisi?

«È un fenomeno più frequente di quanto si immagini. Ci siamo trovati davanti ad aziende cresciute molto rapidamente, ma con imprenditori che, pur avendo grandi capacità operative, non erano ancora preparati a gestire una struttura aziendale più complessa.

Per sostenere la crescita si ricorre spesso al debito bancario o ad altre forme di finanziamento. Il problema nasce quando basta un rallentamento di pochi mesi del fatturato perché l’equilibrio finanziario venga meno, mettendo in difficoltà l’intera impresa.

Questo non riguarda soltanto le piccole e medie imprese: anche aziende di dimensioni importanti possono trovarsi nella stessa situazione.»

Qual è il primo consiglio che darebbe a un imprenditore che affronta una crisi?

«La prima regola è evitare il panico. La crisi va affrontata mantenendo la massima lucidità possibile.

L’imprenditore deve conservare quella capacità decisionale che gli ha permesso di costruire la propria azienda, ma allo stesso tempo deve avere l’umiltà di chiedere aiuto.

Affidarsi a consulenti finanziari, commercialisti, avvocati e professionisti specializzati significa introdurre nuove competenze e nuovi punti di vista. Chi opera quotidianamente nella gestione delle crisi ha già affrontato decine di situazioni simili ed è spesso in grado di individuare rapidamente sia le cause del problema sia gli strumenti più adatti per risolverlo.»

Gli imprenditori oggi sono più aperti al supporto dei consulenti esterni?

«Rispetto al passato sì. Sta lentamente cambiando la cultura imprenditoriale italiana.

L’imprenditore tradizionale, quello che ha costruito da solo la propria azienda, sta comprendendo che, quando l’impresa cresce oppure attraversa una fase delicata, non è più possibile affrontare tutto senza una squadra di professionisti.

Nel Nord Italia questa mentalità è ormai più consolidata, anche grazie a una maggiore contaminazione con i modelli europei. Al Centro e al Sud il cambiamento procede più lentamente, ma possiamo dire che anche in regioni come Calabria, Sicilia e Puglia gli imprenditori stanno iniziando a riconoscere il valore della consulenza specializzata.»

Qual è il principale campanello d’allarme da non sottovalutare?

«L’indicatore che monitorerei con maggiore attenzione è l’aumento progressivo dell’indebitamento.

Se un’impresa è costretta, anno dopo anno, ad aumentare il ricorso al credito per sostenere la gestione ordinaria, significa che qualcosa non sta funzionando. Quando la soglia del debito continua a salire, prima o poi arriva il momento in cui non è più sostenibile.

Intervenire tempestivamente permette invece di individuare gli strumenti più adatti per riequilibrare la situazione ed evitare conseguenze molto più gravi.»

Affrontare la crisi con competenza

La crisi d’impresa non rappresenta necessariamente la fine di un’azienda. Molto spesso costituisce un momento di trasformazione che può essere superato attraverso un’analisi tempestiva, una pianificazione finanziaria adeguata e il supporto di professionisti qualificati.

Come sottolinea l’avvocato Francesco Morittu, la differenza tra un’impresa che riesce a ripartire e una che vede aggravarsi le proprie difficoltà risiede spesso nella capacità di riconoscere per tempo i segnali della crisi e nella volontà di affidarsi a un team di esperti capace di accompagnare l’imprenditore nelle decisioni più delicate.

Corporate Community Editorial Team

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