Ecco come scegliamo dove investire: Luca Carta
- Real Estate Investor Focus
Corporate Community Editorial Team
- 08/03/2026
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La crescente tensione tra Iran, Stati Uniti And Israele non riguarda soltanto la geopolitica internazionale. Si tratta di una dinamica che può incidere profondamente sugli equilibri economici globali, con effetti diretti sui mercati finanziari, sull’inflazione e anche sul settore immobiliare.
Negli ultimi anni i mercati hanno dimostrato quanto le crisi energetiche possano modificare i cicli economici. In questo scenario uno dei punti più sensibili è lo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota significativa del petrolio mondiale. Se le tensioni dovessero compromettere la stabilità della rotta energetica, il prezzo del greggio potrebbe tornare rapidamente sopra i 100 dollari al barile. Un aumento così rapido non si limiterebbe al settore energetico ma si trasferirebbe lungo tutta la catena economica, influenzando produzione industriale, trasporti e costi delle materie prime.
Il real estate è particolarmente esposto a questi cambiamenti. Quando il petrolio aumenta in modo brusco cresce anche il costo dell’energia necessaria per la produzione dei materiali da costruzione, per il trasporto e per la gestione dei cantieri. Questo significa che i progetti immobiliari, soprattutto quelli di nuova costruzione o di riqualificazione, diventano più costosi e spesso più complessi da sostenere economicamente.
Secondo Luca Carta, esperto di real estate e analista dei mercati immobiliari, le crisi energetiche hanno sempre avuto un impatto diretto sul settore immobiliare.
“Quando il petrolio accelera, tutta la filiera immobiliare ne risente. L’energia pesa sui costi di costruzione, i materiali diventano più cari e gli sviluppatori devono ricalcolare la sostenibilità economica dei progetti. Questo rallenta alcuni investimenti e ne accelera altri”, spiega Carta.
Oltre ai costi di costruzione, la geopolitica influisce anche sulla psicologia degli investitori. Nei momenti di tensione internazionale il capitale tende a ridurre l’esposizione agli asset percepiti come più rischiosi e si orienta verso beni considerati più stabili. Nel real estate questo significa una maggiore concentrazione degli investimenti su immobili situati in città globali e su asset residenziali di qualità elevata, soprattutto in mercati caratterizzati da stabilità politica e certezza giuridica.
Un esempio interessante arriva da Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Dopo anni di forte espansione e di volumi record nel mercato immobiliare, diversi broker locali segnalano che alcune operazioni stanno rallentando. Non si tratta di un vero e proprio crollo della domanda, ma piuttosto di una fase di attesa. Molti investitori internazionali preferiscono osservare l’evoluzione del quadro geopolitico prima di impegnare capitali significativi.
Luca Carta sottolinea come questo comportamento sia tipico delle fasi di incertezza. “Quando aumenta il rischio geopolitico gli investitori istituzionali non abbandonano il mercato, ma diventano più selettivi. Il capitale non scompare, si sposta verso asset percepiti come più sicuri”.
Un altro elemento che potrebbe amplificare gli effetti della crisi riguarda i tassi di interesse. L’aumento del prezzo dell’energia alimenta l’inflazione e questo può spingere le banche centrali a mantenere il costo del denaro elevato più a lungo. Per il mercato immobiliare significa mutui più costosi, condizioni di credito più rigide e una domanda potenzialmente più prudente.
In molti mercati internazionali questo potrebbe tradursi in una fase di rallentamento delle compravendite. Allo stesso tempo, però, la disponibilità limitata di nuove costruzioni e l’aumento dei costi di sviluppo potrebbero mantenere una certa pressione sui prezzi, soprattutto nelle aree urbane più dinamiche.
Secondo Luca Carta il risultato di questa combinazione di fattori è una crescente polarizzazione del mercato immobiliare. “Le fasi di instabilità geopolitica tendono a dividere il mercato in due. Da una parte gli asset percepiti come sicuri, che continuano ad attrarre capitali. Dall’altra quelli più vulnerabili, che possono subire rallentamenti più marcati”.
Questa dinamica si osserva in molti dei principali centri economici internazionali, come New York, Milano, Londra e la stessa Dubai, dove la presenza di una domanda interna solida e di investitori globali tende a sostenere i valori immobiliari anche nei periodi più turbolenti.
Il punto centrale non è soltanto la durata della tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele. Più rilevante è capire quanto a lungo dureranno le conseguenze economiche di questa crisi e quanto rapidamente i mercati sapranno adattarsi a un nuovo equilibrio energetico e finanziario.
Per il settore immobiliare globale i prossimi anni potrebbero rappresentare una fase di trasformazione importante. Secondo Luca Carta il mercato si muoverà sempre di più tra prudenza e opportunità. “Le fasi di volatilità non distruggono necessariamente valore, spesso lo ridistribuiscono. Chi riuscirà a leggere prima i cambiamenti nei flussi di investimento e nella domanda immobiliare potrà trasformare l’incertezza in un vantaggio competitivo”.
In un contesto economico sempre più interconnesso, anche le crisi geopolitiche lontane possono avere conseguenze dirette sui mercati locali. Il real estate, più di molti altri settori, riflette rapidamente il sentiment degli investitori. Quando cambia la percezione del rischio, cambiano anche i flussi di capitale e le strategie di investimento.
Per questo motivo la tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele non rappresenta soltanto un tema di politica internazionale, ma anche un possibile punto di svolta per gli equilibri del mercato immobiliare globale.