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Losi (KYIP Capital): “Oggi non conta prevedere il futuro, ma investire in imprenditori capaci di adattarsi”

 Losi (KYIP Capital): “Oggi non conta prevedere il futuro, ma investire in imprenditori capaci di adattarsi”

Oggi il mercato del private equity sta attraversando una profonda evoluzione. Se in passato prevalevano approcci generalisti, ora gli investitori puntano sempre più sulla specializzazione e sulla capacità di affiancare concretamente gli imprenditori nella crescita. Ne abbiamo parlato con Gianluca Losi, Amministratore Delegato e Founding Partner di KYIP Capital, società di gestione indipendente specializzata in operazioni di growth buy-out, che racconta la filosofia di investimento del fondo, il valore dell’approccio hands-on e le caratteristiche delle aziende destinate a fare la differenza nei prossimi anni.

Negli ultimi anni il private equity ha cambiato profondamente approccio. Come si inserisce KYIP Capital in questa evoluzione?

«Il tema della specializzazione è uno dei cambiamenti più rilevanti che la nostra industria abbia vissuto. Storicamente il private equity nasce con un approccio fortemente generalista, investendo in modo trasversale tra settori molto diversi. Negli ultimi anni, soprattutto sui mercati internazionali, questo modello ha progressivamente lasciato spazio a strategie verticali. La ragione è semplice: specializzarsi permette di comprendere più a fondo i business in cui si investe, sfruttare competenze specifiche, ridurre il rischio e, allo stesso tempo, creare maggior valore. KYIP Capital nasce già con questa impostazione. Fin dall’inizio abbiamo scelto di concentrare le nostre competenze su ambiti ben definiti. La nostra prima strategia di investimento è focalizzata sui servizi B2B, sul digital business, sulla tecnologia e sull’education; la seconda, lanciata più recentemente, è dedicata all’health & wellbeing ed è una strategia a impatto.»

KYIP Capital si definisce un investitore “hands-on”. Cosa significa concretamente?

«Per noi significa essere presenti nella vita quotidiana delle aziende. Nel tempo abbiamo sviluppato un framework proprietario di creazione del valore, che chiamiamo Core Digital Culture, attraverso il quale interveniamo su tutti gli aspetti che determinano la crescita di un’impresa. Lavoriamo sul modello di business, sull’organizzazione, sulla tecnologia, sulla governance e sulla sostenibilità, applicando un metodo strutturato e replicabile a tutte le società del portafoglio, naturalmente adattandolo alle caratteristiche di ciascuna realtà. Ma il vero valore aggiunto non è soltanto il metodo. È la presenza quotidiana. Gli imprenditori non cercano semplicemente un investitore che apporti capitale o partecipi ai consigli di amministrazione. Cercano un partner che risponda al telefono quando emergono problemi concreti, che contribuisca alle decisioni operative e che li affianchi giorno dopo giorno. È proprio in questo livello di coinvolgimento che crediamo di fare la differenza.»

In un contesto economico complesso come quello attuale, quali sono oggi le opportunità più interessanti?

«Più che distinguere tra mercati facili o difficili, preferisco distinguere tra buone aziende e cattive aziende, tra imprenditori capaci e meno capaci. Alla base di tutto c’è la qualità della visione imprenditoriale: la capacità di costruire prodotti e servizi che rispondano in modo continuo ai bisogni del mercato e che sappiano evolversi nel tempo. Noi cerchiamo aziende guidate da imprenditori che abbiano l’ambizione di crescere, innovare e rimettersi continuamente in discussione. Realtà che non si limitano a guardare ai risultati ottenuti, ma che hanno la volontà di cambiare pelle ogni volta che il mercato lo richiede.»

L’intelligenza artificiale è oggi uno dei temi più discussi. Quanto pesa nelle vostre valutazioni?

«L’intelligenza artificiale rappresenta certamente una grande trasformazione, ma il punto non è cercare di prevederne ogni possibile impatto. Tra qualche anno ci sarà probabilmente un’altra tecnologia dirompente. Il vero tema è capire se l’azienda e il management possiedono la capacità di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Quando investiamo, non cerchiamo chi ha già tutte le risposte sull’AI. Cerchiamo imprenditori che abbiano dimostrato di sapersi evolvere continuamente, di leggere il mercato e di trasformare il cambiamento in un’opportunità. È questa, oggi, la qualità che riteniamo più preziosa.»

Redazione Corporate Community

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